San Giovanni 2020:

Il Messaggio di Margarete Hiller

 

 

Riportiamo di seguito la riflessione di Margarete Hiller, responsabile Internazionale della Comunità dell'Arca, per l’incontro francofono (in videoconferenza)  della San Giovanni 2020

 

 

Margarete2

   

 

   Sono felice di essere con voi, nonostante le circostanze molto particolari, è la prima volta che facciamo un incontro dell’Arca in videoconferenza, e approfitto per ringraziare molto calorosamente Asha e Hermien, e anche Xavier che hanno fatto un grande lavoro affinché questo incontro si potesse fare!

   Dopo la crisi sanitaria e il confinamento, gioia di ritrovare i visi e le persone e di riflettere insieme su ciò che è veramente importante per noi dentro l’Arca

 

Significato della San Giovanni oggi

 

 Noi abbiamo la fortuna e la particolarità all’Arca di dare molta importanza alle feste. Si può dire senza esagerazione che la vocazione dell’Arca si esprime attraverso le grandi feste, meglio che attraverso qualsiasi discorso

   Infatti ciascuna delle grandi feste svela un aspetto dell’Arca

  La San Giovanni è la festa del solstizio d’estate, della luce, della pienezza, dell’espansione, è una festa cosmica universale, almeno nel nostro emisfero, alla quale noi partecipiamo con gioia, poiché noi facciamo parte di questo grande movimento cosmico

   È la prima delle feste dell’Arca, poiché è intorno alla San Giovanni che Shantidas ha avuto l’ispirazione di fondare l’Arca nel 1937, al ritorno dal suo pellegrinaggio alle sorgenti del Gange. All’inizio si festeggiava dunque l’anniversario della genesi dell’Arca e a poco a poco sono comparsi gli altri aspetti di questa festa, soprattutto la centralità del messaggio di Giovanni Battista

  Attraverso la sua vita e le sue parole, Giovanni Battista invita gli uomini e le donne a prepararsi ad accogliere l’ospite, cioè l’accoglimento dell’ospite interiore e l’accoglimento dell’altro che è diverso da me. «Questa aperura all’altro, questa accettazione fiduciosa del rischio dell’ignoto è la condizione prima e indispensabile affinché lo Spirito possa intervenire e agire in noi e nel mondo» (Pierre Mohandas)

 

Noi siamo invitati a prepararci all'accoglimento dell'altro, dell'ignoto

 

  1) La prima preparazione è essenziale: si tratta di prendere regolarmente dei tempi di deserto interiore, di fermare la corsa e ampliare gli spazi di silenzio nella nostra vita, di espoliazione, al fine di portare la nostra attenzione sull’essenziale e ritrovare la Sorgente di vita in noi. È questo il senso della parola «conversione», spesso mal compresa oggi. In ebraico la parola conversione fa allusione al bambino che, essendosi smarrito, ritorna verso sua madre, sorgente di vita. Nei tempi difficili che noi viviamo e che certamente dovranno ancora venire, noi abbiamo bisogno più che mai di questi tempi di radicamento e di ritorno alla sorgente.

  2) La seconda preparazione concerne l’esigenza di giustizia e di essenzialità (justesse) nella nostra vita di tutti i giorni, la coerenza: è la coscienza acuita dell’importanza di ciascun atto e della sua ripercussione sulla comunità degli umani e sul Vivente in generale. È in questo contesto che la nostra scelta di una vita semplice, di una sobrietà felice acquista tutto il suo significato. Allo stesso tempo parliamo del lavoro di essenzialità (travail de justesse) nelle nostre relazioni, nelle nostre comunicazioni e nella gestione delle nostre comunità, gruppi e commissioni

  3) La terza preparazione è l’impegno nonviolento per la giustizia, la pace e la sopravvivenza del nostro pianeta, è la testimonianza pubblica che l’Arca deve dare nella società.

 

I tre assi del nostro impegno

 

  La San Giovanni ci invita  a ritrovare l’unità dentro questi tre assi: la ricerca interiore, la ricerca di condivisione, di giustizia e di coerenza nelle nostre vite, e l’impegno sociale e la parole pubblica.

 

  Mi permetto di insistere un poco sul terzo punto.

  Per noi la San Giovanni è la festa dell’impegno. Quest’anno ci saranno Ingrid Francois e Etienne che si impegnano nella «Comunità dell’Arca, Non-violenza e Spiritualità», saranno accolti dai loro gruppi regionali e noi avremo la gioia di ascoltare le loro testimonianze presto. Altri rinnoveranno il loro impegno nell’Arca dentro il loro proprio gruppo o casa comunitaria rispettiva. Ci sono anche delle persone tra noi che scelgono di non impegnarsi formalmente ma che vivono i valori di condivisione, nonviolenza, ricerca spirituale nel quotidiano, là dove si trovano.

 Indipendentemente dalla forma che noi diamo a questo impegno dobbiamo tutti domandarci quale concretizzazione diamo a questa domanda (appel). Io penso che l’Arca è a un punto dove deve dirigere il suo coinvolgimento nelle grandi cause del giorno d’oggi.

 Il mondo sta attraversando dei profondi capovolgimenti e la nostra società è davanti ad un cambiamento di paradigma ineluttabile. L’Arca è chiamata a trovare il suo posto in queste lotte contro il cambiamento climatico e la scomparsa della biodiversità ma anche nei movimenti sociali contro le ingiustizie che scendono in piazza oggi. In Francia abbiamo i gilet gialli, il grido di protesta delle personale sanitario e adesso questo grande movimento contro il razzismo e le violenze della polizia che si è costituito dopo la morte George Floyd e seguito all’appello del collettivo «verità e giustizia per Adama Traoré». è un movimento completamente inatteso e nuovo la cui importanza è ancora largamente sottostimata dalla stampa ufficiale.

 Per me la San Giovanni è anche il momento in cui possiamo rivedere il nostro impegno e le nostre grandi direzioni. Io penso che è giunto il momento nel quale dobbiamo aprirci alle lotte sociali ed ecologiche di oggi e sostenerle con la nostra esperienza e la nostra esigenza di nonviolenza e di rispetto dell’altro.

  È così che potremo apportare la nostra pietra alla costruzione del mondo che vogliamo vedere nascere.

 

 

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